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set 29

Asciugarsi le lacrime per tornare a lottare

Le due facce dell’agricoltura: Alfredo soffre a Sibari, Dino sorride a S.Marco Agentano

alfredo di SibariIl camper del Movimento ‘Riscatto, seguendo la dorsale jonica, è approdato in Calabria.
Basta avvicinarsi alla piana di Sibari (Cosenza) per capire quanto sia devastato quel territorio.
Campi abbandonati, contadini che hanno perso ogni speranza. Contadini come Alfredo, 68 anni.
Le ultime ancore a cui tenta di aggrapparsi sono una serra di funghi cardoncelli. E qualche pianta di ulivo. Ma non ci sono margini in un territorio dove gli agrumi, un tempo fiore all’occhiello, oggi sono agonizzanti.
“L’ortofrutta – spiega – non remunera più. I lavoratori del comparto, soprattutto extracomunitari, si prestano per 25 euro al mese. Il sistema è ingessato e comandano tutto le cooperative”.
Pesche, albicocche, clementine. Ormai i produttori sono in perdita. E fanno leva sul lavoro sommerso e sottopagato. Alfredo, barba lunga e “orgoglio contadino”, è stato ormai assprbito da questa spirale negativa. A parole ti dice che non intende “mollare”.
Ha il volto, però di chi è stato sconfitto dalle vicissitudini della vita. La sua azienda è all’asta. “Hanno vinto le banche e le società di credito”, ammette. Sono 10 anni che è precipitato in questo vortice senza vie d’uscita. E’ caduto sotto i colpi del destino. Il suo è il volto segnato della Calabria che si è arresa. A 30 chilometri da Sibari, invece, c’è Dino che sorride. Le sue vigne di Magliocco, a S.Marco Argentano, garantiscono 30mila bottiglie l’anno. Vino rosso e bianco. Dopo aver studiato Storia all’Università di Cosenza, , con la spinta di un amico cilentano, Dino ha deciso di cambiare completamente rotta. Dal 2007 ha iniziato coltivare la vite. “Dopo 8 anni finalmente sto rientrando negli investimenti fatti”, ci confida.
Questo non vuol dire che si è arricchito. Eppure sorride. “Riuscire ad esportare, anche in Giappone, senza appoggiarmi a grandi distributori, è una soddisfazione”. Ha imparato a sue spese quanto vale la libertà.
“I primi anni – spiega – i distributori, si prendevano il 40% del mio guadagno”. E così Dino ha capito che era meglio fare da sé.
“Produco in maniera biologica e con coscienza”, ci dice.
Negli occhi di questo fiero 40enne calabrese, c’è la gioia di chi crede nel futuro; nella sua terra; nelle sue produzioni intensive di vino. Non arrendersi nonostante tutto. Nonostante una terra amara che sembra averti già condannato. Dal disincanto di Alfredo alla volontà di Dino. Da Sibari a S.Marco Argentano. Asciugarsi le lacrime e tornare a lottare.

Eugenio Bonanata

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