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ott 11

“Camorra e Consorzi dietro la bufala doc”

Parla un piccolo allevatore schiacciato dalle tasse e da un mercato iniquo

Luca il bufalaro

Luca il bufalaro

“I nostri zii in altri tempi con 20 mucche hanno sposato 4 figli, noi oggi con 200 bufale non riusciamo neanche a sopravvivere”.
Luca, bufalaro da 3 generazioni, ha gli allevamenti nel Casertano, a Baia e Latina, sotto un cucuzzolo che si chiama S.Maria degli Angeli. Visitiamo le stalle e il caseificio di famiglia, poco più di 200 capi di bestiame.
“Siamo noi piccoli allevatori ad aver subito di più la crisi”, sottolinea Luca, 36 anni vissuti interamente qui. “Quindici anni fa il latte ce lo pagavano 2200 lire a litro, oggi ci danno poco più di 90 centesimi. Ben si capisce perché ci siamo impoveriti. Nel frattempo sono aumentate solo le tasse”.
E ancora: “Ci sono invece caseifici che li vedi nascere oggi e domani già esportano in quantità industriali all’estero, ma come è possibile?”, si chiede.
E in effetti nel 2012 sotto la lente dell’antimafia di Napoli è finito, per associazione mafiosa e commercio di prodotti falsamente etichettati, il re della mozzarella, Giuseppe Mazzara,.
Sullo sfondo c’era anche un traffico di latte congelato proveniente da Lituania ed Estonia.
“Dietro la mozzarella c’è ancora la camorra”, sussurra Luca. Ma poi c’è un’altra macchina “legale” che lucra molto sulla bufala casertana.
E’ l’apparato che attribuisce e regola il marchio Dop.
Sono i “consorzi” della mozzarella.
Se il camorrista chiede “il pizzo”, il Consorzio chiede ai produttori di associarsi alla ‘dop’.
Per una cifra pari a “150 euro al mese” che il bufalaro dovrebbe concedere per garantirsi il marchio. “Da noi sono venuti più volte ma noi non abbiamo voluto aderire. Le nostre bufale si vedono, sono tutte qua. Le alleviamo con fieno e mangimi naturali. La nostra garanzia è questa. Perché mai dovremmo pagare tutte queste assurde cifre…”.
12165242_1219908724691752_1802331943_oE poi i controlli: “Stranamente a noi allevatori artigianali ci mettono sotto pressione con verifiche minuziose e spesso inutili, mentre vediamo gli allevamenti più grandi, di carattere industriale, fare quello che vogliono”.
Nascono, chiudono e poi riaprono sotto nomi diversi. “Scatole cinesi”.
E’ un universo a parte quello dei bufalari. Artigiani che si scontrano contro “macchine da guerra” industriali.
Una battaglia impari. Giocata con mezzi leciti e illeciti.

Eugenio

1 comment

  1. Emilio vesia

    Come ti capisco Luca, anche mio padre prima con 40 ettari seminativi andava sempre avanti e faceva progressi! ! Oggi con 130H si rischia il fallimento…. questo grazie a chi non ha mai visto i veri problemi dell’agricoltura o peggio ancora nascondeva la testa come lo struzzo…. forza Luca, ti voglio a Roma il 31 ottobre. Emilio, Movimento RISCATTO

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