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ott 12

Costi alti, prezzi bassi; pesche “a perdere”

L’annata disastrosa di un giovane produttore casertano

Guido di Girolamo

Guido di Girolamo

Pignataro maggiore, provincia di Caserta. Campania felix (o infelix). Tra Roccamonfina, Campi Flegrei e Vesuvio, la terra è fertile.
Siamo appena fuori quello che viene definito il ‘triangolo maledetto’ della Terra dei Fuochi.
Qui la frutta è una manna. Dolce e ricca di potassio per le qualità di un terreno noto da millenni anche agli antichi romani.
Eppure l’ultima annata di pesche è andata decisamente male. Peggio di quella precedente, che già di suo era stata un fiasco. Sempre peggio.
“A mio padre gli volevano dare 35 centesimi al chilo”, spiega Guido, 26 anni e studi universitari alla facoltà di Agraria. A queste cifre conviene lasciare sull’albero una parte del raccolto. Specie le pesche più piccole, che “al mercato” non fanno più gola a nessuno. Quelle grandi invece, profumate e più belle esteticamente, negli scaffali dei super market della zona costano fino a “un euro e 50”.
E’ in questo stacco, 35, 40 centesimi al campo, 1 euro e 50 sullo scaffale, che si consuma tutta la “catena del guadagno” sul prodotto.
Le ciliege? “Un euro e 50 danno a noi, al vigneto, fino a 5 euro, vendute ai consumatori”.
Non c’è frutta che sfugga alla logica dello ‘sfruttamento’ dei produttori ad opera di commercianti, piazzisti, traffichini e piattaforme commerciali.
E’ in questo mondo che si decide il prezzo da listino. Una borsa valori difficile da criptare. “Qualcuno forse vorrebbe togliere noi agricoltori campani e italiani dal mercato”, lamenta Guido.
“Le nostre pesche hanno una vita di una settimana, invece utilizzando additivi in Italia proibiti, ci sono frutti provenienti dal Cile o da altri Stati che si conservano anche per un mese”.
E così commercianti e grossi produttori stanno optando per prodotti esteri. Costano meno e si conservano di più. Già, e allora, se le cose stanno così, verrebbe da chiedersi, che fine stanno facendo le più fertili produzioni italiane.
“Il made in Italy sta scomparendo grazie a chi, per ragioni di profitto, nel nostro Paese, si presta a questi giochi di prestigio”, sostiene Guido.
Il quadro è questo. Ma nonostante tutto, chi ama la terra resiste.
11801913_1220404417975516_1550431816_n“E’ un lavoro che facciamo per passione e non per soldi, quindi non molliamo”, assicura Guido, che conclude: “I miei coetanei spesso mi chiedono perché insisto nel voler fare l’agricoltore. Come se non andasse più di moda. Io rispondo che ce l’ho nel sangue sin da quand’ero bambino. E’ questo il mio settore, questo voglio fare e qui voglio restare”. In bocca al lupo, Guido…

1 comment

  1. Emilio vesia

    Concordo pienamente Guido, la terra a noi scorre nelle vene sin da piccoli……. sono commosso dal sentire e vedere come altri si battono per un cambiamento. Forza Guido, insieme si vince. Ti voglio vedere a Roma! Li ci stringeremo la mano per un RISCATTO.. emilio, tesoriere movimento riscatto

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