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ott 03

Il cielo è azzurro su Riace…

Nel piccolo centro della Locride il borgo rurale è rinato grazie agli immigrati e alla cooperazione

Mimmo Lucano, sindaco di Riace

Mimmo Lucano, sindaco di Riace

Mimmo Lucano è il sindaco di Riace (Reggio Calabria), una piccola Itaca.
Non è infatti un normale luogo di sbarco dei disperati dell’Africa. E’ molto di più.
E’ il paese dell’accoglienza per definizione.
Di fronte al Comune c’è un insegna che informa: Riace è gemellata con ben 20 Stati. Si va dall’Eritrea alla Somalia, passando per il Kurdistan.
Questa favola dell’integrazione il sindaco la racconta così: “Nel 1998 qui arrivò un veliero trascinato dai venti”. I fuggiaschi a bordo scappavano dall’inferno delle persecuzioni etnico-religiose.
Un profugo, racconta il sindaco, “appena giunto a Riace vedendo tante case abbandonate chiese se anche qui come in Iraq ci fosse stata una guerra”.
Ma l’abbandono e la devastazione sociale di Riace non aveva nulla a che fare con la guerra.
Era dovuta alla fuga di intere generazioni di padri e di figli che si erano lasciati il deserto dietro. Chi a Torino per lavorare alla Fiat, chi a Buenos Aires. Il piccolo centro della Locride, infatti, un tempo era un borgo rurale dove la presenza di pochi latifondisti e di una sterminata popolazione di braccianti, aveva prodotto una frattura sociale insanabile.
E così negli anni ’50 più di metà della popolazione aveva trovato riparo prima in Argentina poi nella Torino operaia della Fiat. Negli anni ’70, poi, la speculazione edilizia ha creato Riace marina, un altro scheletro sociale sfilacciato e anarchico fatto di villini abusivi affacciati sul mare. Anarchia e individualismo a mare, borgo abbandonato in paese.

cielo azzurro su  Riace...

cielo azzurro su Riace…

E così “per un puro caso”, quello sbarco dei curdi nel ’98 “ha acceso la miccia dell’accoglienza”, spiega il sindaco.
Da allora il popolo degli extracomunitari è cresciuto poco alla volta. Oggi sono più di 500 e popolano una realtà che altrimenti sarebbe già morta.
“Questa non è una favola”, tiene a precisare il sindaco – Non dico che questa è un’isola felice di integrazione razziale e lavoro per tutti”. Ma rappresenta comunque un modello sociale alternativo di sviluppo.
Attorno al popolo degli emigranti si è cercato di realizzare progetti.
Il più significativo fa capo al Ministero degli Interni. Una realtà di cooperative sociali realizza servizi che vanno dalla raccolta differenziata all’artigianato equo e solidale.
Poi ci sono esperimenti per far rifiorire l’agricoltura dal basso.
Nell’indotto dell’inclusione sociale lavorano una settantina di persone tra cui alcuni immigrati.
E’ stata sperimentata ed è tuttora funzionante una moneta locale di scambio. Il Comune emette dei ticket con cui gli immigrati possono acquistare in paese cibo e altri beni di prima necessità.
Poi i commercianti consegnano i ticket e prendono i soldi che il Ministero ha destinato a quei progetti di inclusione.
E’ in fase di definizione, inoltre, un progetto grazie al quale, sui terreni confiscati alle mafie, il Comune vorrebbe realizzare nuove attività agricole.
Bianchi e neri a Riace convivono senza difficoltà.
Gli anziani non guardano con sospetto lo straniero perché proprio quello “straniero” ha colmato il vuoto sociale dovuto all’abbandono del borgo da parte dei figli dei residenti.
Non è tutto oro ciò che luccica, ovvio. Il sindaco né è consapevole.

cielo azzurro su  Riace...

cielo azzurro su Riace…

“Non ho la presunzione di dire che questo è un modello di integrazione riuscito; ma intanto è una realtà”, ribadisce.
Bianchi e neri a Riace convivono sotto lo stesso cielo senza conflitti. Senza sospetti.
Non se la prendano Salvini e tutti gli strateghi del catastrofismo interculturale. Ma il cielo è azzurro su Riace.
Al punto che il regista Wim Wenders, qualche anno fa, è venuto a girarci un cortometraggio molto cliccato in rete..

Eugenio Bonanata

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