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ott 15

Il kiwi laziale è ‘sotto attacco’ greco

Solo 35 centesimi al chilo per chi lo produce: “Stiamo morendo”

Nella foto Stefano

Nella foto Stefano

Siamo a Cisterna (Latina), tra l’Agro pontino e i Castelli romani. Piove, e tanto, tra gli enormi filari di kiwi presenti in zona. Parliamo di 8mila ettari.
Il Lazio è la regione che ne produce di più in Italia e qualche anno fa è arrivata anche la certificazione europea.
Solo qui, infatti, si produce il ‘kiwi latino’. Ma quantità spesso non fa il paio con ‘mercato’. “Quest’anno ce n’è troppo sulle piante”, lascia intendere Remo. Solo lui produce 3mila quintali di prodotto. La raccolta inizia a fine ottobre. Ma ad oggi già c’è un sentore.
Il prezzo che verrà pagato ai coltivatori è al ribasso oltre che per l’eccessiva quantità prevista anche per la concorrenza dei kiwi della Grecia che vengono raccolti prima e costano meno”, spiega Remo. “Dalle voci che stanno circolando i commercianti ci vorrebbero pagare 35 centesimi al chilo”, impreca Stefano, altro produttore della zona. Mentre sullo scaffale troviamo i kiwi a “oltre 2 euro”.
Ci guadagna solo la filiera che sta al di sopra. E così, prima ancora che inizi la raccolta una spada di Damocle già pende sulla testa degli agricoltori.
“I costi di produzione per noi sono altissimi – aggiunge Stefano – Parliamo di 10mila euro ad ettaro. In queste condizioni non rientrano neanche nelle spese”.
Sarà un’annata in passivo. E non va meglio all’uva raccolta in zona. Da vino e da tavola.
“Ce la pagano 20 euro al quintale e i soldi li prendi a marzo dell’anno successivo se tutto va bene”.
12169834_1221858041163487_1428601586_oE così in molti, negli scorsi anni, hanno iniziato a tagliare le viti. Sempre più campi incolti. E’ la fine per intere generazioni di vinaioli.
Sono pochi i giovani che raccolgono il testimone e vogliono rischiare in un mercato così a perdere.
“A darci la botta finale – si lamentano in coro gli agricoltori – è arrivata l’Imu sui terreni agricoli. Non bastava l’Irap, l’Irpef e un costo del lavoro tra i più alti in Europa”. E ancora: “Non ci sentiamo rappresentati né dalle politiche del Governo, né dalle nostre associazioni di categoria”. Si sentono raggirati. Presi in giro.
“Se tolgono l’Imu ci tagliano lo sconto sui carburanti” Vista dal campo la realtà è questa.
Altro che “made in Italy che tira”. “Tira” solo negli slogan dell’expo di Milano, non certo tra le immense piantagioni a kiwi di Cisterna.

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