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ott 02

“La Lidl, con il mio marchio, vendeva melanzane spagnole”

Maurizio ha perso la sua azienda dopo aver denunciato i “metodi mafiosi” della Grande distribuzione

Maurizio Ciaculli

Maurizio Ciaculli

Qui Vittoria, provincia di Ragusa. Un tempo le serre di pomodorini ‘pachino’ andavano a gonfie vele. E 10 anni fa il mercato locale di commercializzazione ortofrutticola era il più fiorente del Sud Italia. Oggi, invece, su 60mila abitanti, sono circa 900 le aziende agricole andate all’asta per fallimento. Per capire il senso di questa debacle basta parlare con Maurizio Ciaculli, 52 anni, che ha vissuto in prima persona il dramma di vedersi strappare ciò che aveva messo su con i sacrifici di una vita.
Nella sua storia c’è un intreccio tra banche, Grande distribuzione e intimidazioni mafiose.
Maurizio, nel 2010, trova sui banchi della Lidl, a Vittoria, melanzane spagnole vendute però con il suo marchio. Maurizio ha denunciato “il taroccamento”. E da quel momento è partito il suo calvario. L’Eurospeen, a cui lui cedeva una grossa parte dei suoi pachino, gli fa sapere che da quel momento non avrebbe potuto conferire più. Già, perché se denunci diventi un rischio per le grandi Catene. Poco dopo, la sua denuncia alla Lidl sortisce effetti.
Alcuni intermediari, tre anni fa, gli offrono centinaia di migliaia di euro per tacere e ritirare la denuncia. Lui rifiuta quei soldi.
“Non potevo accettare di essere comprato così; inoltre non sapevo da dove proveniva quel denaro”. Poco dopo, inoltre, ad alzare il tiro contro di lui è direttamente la ‘malavita’.
Prima viene avvicinato da loschi individui a bordo di una moto che gli intimano di tacere altrimenti sarebbe morto. Poi qualcuno gli sgozza il gatto facendoglielo ritrovare impiccato davanti al cancello di casa. Seguono due anni di calma apparente.
Infine ad agosto scorso è stata bruciata la sua vecchia azienda ormai in mano al curatore fallimentare. “Forse – sottolinea Maurizio – se avessi accettato i soldi sporchi e avessi taciuto non avrei avuto problemi, ma la dignità vale di più”.
Il contesto in cui matura la storia di Maurizio e di tanti come lui, è un territorio in cui una mano lava l’altra. Dalla politica accondiscendente ai grossi ‘furti organizzati’ sulle produzioni ortofrutticole. Non c’è soluzione di continuità tra mafia e mercato di distribuzione agricola.
In un sistema del genere, quindi, ben si capisce chi recita la parte del leone e chi è destinato a fallire.
“Le mie denunce le rifarei anche sapendo che i nemici chi mi ritrovo davanti sono troppo forti e spietati”, ammette Maurizio. Qui nel Ragusano, infine, anche lo Stato appare sempre più lontano. Questo vuoto rende tutti più deboli e vulnerabili.
Un terreno di coltura ideale per perpetrare truffe più o meno invisibili ai danni di chi lavora la terra.
“I nostri pomodori finiscono altrove mischiati a quelli tunisini e spacciati per made in Italy”. Ma più denunci e più ti trovi solo; con le chiavi della tua azienda in mano al curatore fallimentare. In attesa di una giustizia latitante!

Eugenio Bonanata

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Vittoria. Un’altra intimidazione all’imprenditore Maurizio Ciaculli.

Ancora una volta la mafia cerca di intimidire gli agricoltori.

Video:

Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo

Rainews 24 – Imprenditore denuncia furto d’identità. Intervista di Matteo Parlato

TgR Sicilia del 01 Settembre 2015 ed. ore 14:00

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