«

»

ott 18

Nei discount italiani “pane rumeno congelato”.

La denuncia di un fornaio abbruzzese.

12165835_1223522444330380_1113362655_nLa favola del fornaio italiano che ride beato evoca vecchie pubblicità ormai obsolete. La realtà dice ben altro. Antonio fa il panettiere nell’area dell’Aquila e utilizza farine rigorosamente nazionali. “Con il terremoto – spiega – ho perso diversi clienti”.
Si tratta di “alimentari” che hanno abbassato le saracinesche e che probabilmente non le riapriranno più. Ma al netto della situazione contingente, è la “panificazione” più in generale a non rendere più. “Produrre un chilo di pane a me costa un euro e 20 – sottolinea – Ai negozi lo cedo a un euro e 40 più il reso”.
Cioè l’indomani ritorna a prendersi ciò che è avanzato.
I margini di guadagno, quindi, al netto delle spese, sono molto risicati. Ma il viaggio di quel chilo di pane, ci mostra che qualcuno, in realtà, ci lucra eccome. Mettiamo che all’Aquila costa 2 euro.
Ora però viene il bello.
“A Roma – spiega Antonio – quella panella ne costa 5. In Liguria o a Milano fino a 10 euro”.
Lievita solo il costo, perché il pane, ci assicura il fornaio, “è lo stesso”.
Tra viaggio, intermediari e commercianti il prezzo si quintuplica.
Come alternativa, però, ci sarebbe anche un pane al gran risparmio. E’ quello dell’Auchan (ma potrebbe essere qualsiasi altro grande discount).
“L’Auchan utilizza i suoi forni solo per riscaldare il pane”, mette in guardia Antonio. Le panelle, a costi stracciati, arrivano da “Albania e Romania”.
Per lo più si tratterebbe di prodotto “congelato” con addirittura “due anni di conservazione”.
I controlli nei paesi di origine sono “quasi inesistenti”, i costi di lavorazione bassissimi e non si sa che farina viene utilizzata.
Da una parte quindi i tanti Antonio, panettieri di mestiere, che infornano “con le ricette antiche”. Dall’altra la concorrenza.
I grandi discount che mettono sul mercato anche “panelle congelate” provenienti dalla Romania.
Se le cose stanno in questo modo, oltre al fornaio classico, a essere beffato è soprattutto il consumatore finale.
Che avrebbe almeno il diritto di sapere. Salvo poi scegliere come meglio crede.

Eugenio Bonanata

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>