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ott 22

“No agli anabolizzanti nelle carni da allevamento”

Le agghiaccianti denunce e i rischi segnalati da Gilberto, veterinario e allevatore piemontese

Gilberto Turbiani, allevatore e veterinario piemontese.

Gilberto Turbiani, allevatore e veterinario piemontese.

“La nostra è una battaglia storica contro gli allevamenti industriali”. Così Gilberto Turbiani, un veterinario che alleva e trasforma maiali e vacche tra Piemonte e Val d’Aosta.
Non più di “300 capi” di bestiame. La sua “fortuna” è quella di chiudere il ciclo e di affidarsi direttamente ai mercatini, dove vende salumi e formaggi. Non grossi fatturati ma un sistema di “baratto” con gli altri allevatori.
Gilberto è contro i grossi allevamenti su base industriale non per “ideologia”, ma perché da veterinario sa cosa succede lì dove i numeri sono “alti”.
Una quindicina di anni fa, infatti, ha denunciato gli effetti di ormoni presenti in pollo e tacchino su bambine della scuola elementare. Ci fu un’indagine, a Torino, su casi di pubertà precoce in bambine tra 6 e 8 anni. Finirono sotto inchiesta i fornitori di carni alle scuole. E qui viene il bello.
“Due giorni prima di andare a testimoniare in tribunale – spiega Gilberto – mi sono stati avvelenati, attraverso acqua contaminata, centinaia di maiali e alcuni cavalli”. Una perdita di centinaia di migliaia di euro che però non lo ha scalfito. Anzi, Gilberto è ripartito con più determinazione di prima e ora produce tra i migliori salumi piemontesi. Il suo “modello” di produzione è rimasto lo stesso.
“No” ad anabolizzanti, antibiotici e cortisone negli animali allevati. No “ai numeri industriali” degli allevamenti. Per questo è molto critico nei confronti dei brand che oggi tirano di più.
Da Slow food (Petrini) a Eataly (Farinetti).
“Dietro Slow Food c’è Chiamparino, la Fondazione San Paolo e tanti soldi”, osserva.
E sul patron di Eataly affonda il colpo: “A parte la Coop e i tanti soldi in circolo, Farinetti acquista per un niente, fa un po’ di packaging, e poi vende a prezzi alti”.
E ancora: “Alcuni allevatori sono stati invitati a vendere i loro salumi ad Eataly. Dovevano conferire gratis per 6 mesi per farsi pubblicità”.
Secondo Gilberto “non c’è nulla di agricolo” in questi marchi. Solo “finzione” e sfruttamento di chi lavora la terra.
“Questo mondo rurale felice che viene venduto da questi signori e dal modello Expo è tutta una roba lontana dalla vera sofferenza di chi fa agricoltura”, afferma. L’unica alternativa, a suo avviso, è provare a chiudere “da soli” la filiera.
“Rivolgersi in modo diretto al consumatore attraverso i mercatini e fargli capire cosa si può mangiare e cos’è spazzatura”. Gilberto è contro “le multinazionali” che lucrano sulle produzioni, destinando “cibi immondizia” ai cittadini. Ma non è un ideologo, bensì un addetto ai lavori. E da veterinario ne ha viste e denunciate.
Ultimamente ha segnalato ai laboratori dell’Università di Torino una tecnica con cui si producono salumi commerciali risparmiando sui volumi di carne. Nella salsiccia fresca verrebbe utilizzato un “ritentore idrico” che in base ai risultati di laboratorio, potrebbe essere causa di “tumori al fegato”. Tutto ciò è umanamente agghiacciante.
Il risparmio dell’industria del cibo può diventare un killer per noi ignari cittadini. Da una parte il business di pochi, dall’altra l’etica e il rispetto della vita.
Due binari spesso inconciliabili.

Eugenio Bonanata

1 comment

  1. Accursio

    Dove sta l’etica umana? È una cosa drammatica! Non ci resta che andare nei mercati a Ballarò,Al Capo e Borgo vecchio, qui a Palermo!

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