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set 29

Sui campi del Metapontino…“L’uva? 40 centesimi al campo, oltre un euro comprata sugli scaffali delle coop”

racccolta uva donne al lavoro metapontino fotoE’ mattina presto.
Ai confini tra Puglia e Basilicata, di preciso tra Bernalda e Ginosa una squadra di 50 braccianti è già al lavoro. Arrivano da Ceglie Messapica (Brindisi).
Sono partite da casa “alle 4 di stanotte”. Una di loro ci dice che “le condizioni di lavoro sono buone”. Guadagnano “40 euro al giorno” e almeno fino a dicembre “di lavoro ce n’è”. “E’ inutile – afferma – che cercate di parlare di caporali e caporalato: qui siamo tutti in regola”.
Dalle sue parole si capisce quanto sia salita la tensione nell’ultimo mese dopo le tristi storie di braccianti morti su campi non distanti da qui.
Insieme alle donne, al lavoro, c’è un uomo; il “caposquadra”.
E’ lui che gestisce il pulmino con cui le donne percorrono i 200 chilometri quotidiani per andare e tornare dal lavoro. Il “caposquadra” parla disinvolto. “Io gestisco la tariffa del pullman – afferma – i salari vengono invece pagati direttamente dall’impresa agricola ai braccianti”.
Ma appena ti muovi per parlare con le signore che raccolgono l’uva, lui, “il caposquadra”, ti segue come un’ombra. Capisci bene qual è il suo ruolo. Capisci che in realtà è lui il caporale.
E’ lui “l’amico” a cui si rivolge chi ha il vigneto per accertarsi che la raccolta sia celere. Immediata.
Quanto siano tutelati i diritti dei braccianti è complicato scoprirlo. Quanto schiavismo alberghi su questi campi sterminati è un’impresa verificarlo. Un fatto, però, è certo.
Il marcio tocca l’intera filiera. “A noi per un chilo d’uva al campo di questi tempi ci danno 40 centesimi”, spiega l’imprenditore agricolo titolare del vigneto. Poi, però, aggiunge, “se la stessa uva la acquisti sui banchi di frutta della Grossa distribuzione le paghi oltre un euro al chilo”.
Il made in Italy che non funziona è anche questo. La cresta sta a monte. I caporali sono solo l’ultimo anello di una catena di ruberie legalizzate.
Troppo spesso, le coop, non siamo noi…

Eugenio Bonanata

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