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ott 02

Perdere tutto ma non il sorriso.

La storia, quella brutta, della Sicilia la conosciamo tutti e la si conosce in tutto il mondo; la mafia, le pistole che sparano, i soldi sporchi di sangue e di droga, i mafiosi latitanti per anni, un autostrada fatta saltare in aria e due uomini dello stato (dello stato vero) morti per combattere tutto questo. La brutta storia di questa terra, ha investito Maurizio; Maurizio lo conosco nel bar che si trova prima di entrare nel mercato generale di Vittoria, accompagnato da Giuseppe, suo amico (per lo meno all’ inizio lo conosco come tale), mentre beviamo un caffè e ci fumiamo una sigaretta.
Mauruzio incomincia a raccontarci la sua triste storia di imprenditore che ha perso tutto: la scoperta della contraffazione del suo marchio di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli da parte di una multinazionale, le denuncie, il caso che diventa di pubblico dominio, le commesse che non arrivano più, il fallimento, lo sciacallagio da parte di un curatore fallimentare, e la mafia che, in quelle zone, ma come in tutte le altre parti della nostra bella Italia, incomincia a minacciarti, le bottglie di bennzina torvate difornte alla porta di casa, e le stesse che un giorno riducono in un ammasso di lamiere deformate, quello che hai costurito con anni di sacrificio e di duro lavoro, cominciato proprio nel mercato di Vittoria come facchino, a scaricare camion di merce dall’ età di 13 anni.
Dopo aver fatto la nostra iniziativa li al mercato, andiamo a casa di Giuseppe per il pranzo. Li troviamo la sua famiglia e a loro si unisce anche la moglie di Maurizio. Mentre conversiamo e ci rilassiamo chiacchierando, ascoltando anche la storia di Giuseppe, storia di lavoro in proprio a gonfie vele passata in pochi anni a storia da dipendete operaio, ad un certo punto murizio si allontana da noi scusandosi e va verso la moglie, la abbraccia sorridendo e la bacia, come se fossero due fidanzatini; mentre mangiamo ridiamo e scerziamo, lui serenamente, sempre in riferimento alla sua triste storia, ci svela che in realtà Giuseppe, oltre ad essere suo amico, è stato operaio in quella che una volta era la sua azienda, e che oltre a lui ci lavorava anche la moglie di Giuseppe, e che gli deve ancora degli stipendi che purtroppo non gli ha potuto pagare per la vicenda che gli è successa. Mentre racconta questa cosa, sia giuaseppe e sia sua moglie sono sereni e sorridono, preoccupandosi solo che noi stessimo mangiado e che il pasto fosse di nostro gradimento. Loro mangiano alla stessa tavola, sfottendosi a vicenda, facendo battute e ridendo, come se questa storia a loro non apprtenesse minimamente.
La storia di Maurizio è da rabbrividire, e la puo capire solo chi come lui ha perso tutto, altri non capirebbero quello che esprimono i suoi occhi e le sue parole; Maurizio è passato da guidare una Bmw 530 a rivolgrsi all’ assistenza sociale per avere 100 € per portare sua moglie a Milano per curarsi; Giuseppe e passato da avere una sua azienda di prodotti ortfutticoli che gli ha permesso di costrurisi in poco tempo una casa, a lavorare da operaio dipendente anche di domenica. Penso che ognuno di noi solo a sentire raccontare le loro storie, morirebbe, invece loro hanno la forza di contiuare a vivere.
Mauruzio è per me l’esempio di chi non ha abbassato la testa al “sistema”, di chi non ha accettato compromessi, di chi continua a lottare per la legalità e che fa dei propri valori sani una ragione di esistenza; l’esempio che i soldi, ti possono comprare una Bmw, ma non ti possono comprare l’amicizia vera, il sorriso e l’amore per una moglie, il condividere un pezzo di pane con gli amici, conosciuti e sconociuti, non possono comprare l’ospitalità che ho trovato a casa di Giuseppe, il loro senso estremo di famiglia unita nosotante le diffioltà, non possono comprare la semplicità di una bontà d’animo immensa.
La “Mafia” continuerà a comprare tutto quello che gente come Maurizio sfortunatamente ha perso, farà lavorare Giuseppe e altre migliaia e migliaia di persone la domenica, ma sicuramente non potrà mai compare tutto quello che loro hanno dentro, perché che non ha prezzo.

Francesco

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