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set 30

Riace, storia di rinascita ed accoglienza

La sveglia della terza tappa, è sulla piazza adiacente al comune di questa piccola cittadina che si chiama RIACE.

La prima cosa che ti viene in mente quando la si nomina, sono i più famosi Bronzi  (che tra l’altro non si trovano neanche li….ma a Reggio Calabria); come se ne sono andati via i bronzi così se ne andata via molta gente da questo piccolo paesino della montagna calabrese, tanto è che il paese sembra spento, come se il tempo si fosse fermato a circa 60 anni fa, ma quando giri lo sguardo e ti ritrovi un cartello con una ventina di bandire di stati esteri, incominci a riflettere che la considerazione di paese spento, forse non è proprio così giusta.
Piano piano questa città si sveglia, e la prima immagine che ti ritrovi a guardare è quella di un motocarro con a bordo un ragazzo di colore e una persona di nazionalità italiana; sarà un caso ti viene in mente, e incominci a pensare sotto quale bandiera vista prima quel ragazzo è nato.
Poi ti viene incontro una persona sulla cinquantina, con un jeans e una maglietta, e si presenta come sindaco di Riace, e anche qui le domande: e questo sindaco la cravatta e la camicia bianca dove le ha lasciate stamattina? Ma questo è un sindaco o è un nostro collega agricoltore?. Lui si siede intorno ad un tavolo in piazza, come se stesse parlando con amici di vecchia data, senza tante riverenze e fornzoli vari visti e rivisti di amministratori, e diventa un fiume in piena: incomicia a raccontarti del paese che amministra come se stesse parlando di suo figlio, come se raccontasse di come ha costruito la sua casa, e vedi nei suoi occhi un orgoglio che è difficile vedere in una persona che amministra la cosa pubblica; oltre a questo senza volerlo incomincia a ripondere alle domande che prima ti sei fatto, raccontando che un giorno sia arrivato un veliero dal mare con a bordo 400 kurdi, i quali hanno riacceso all’ improvviso non solo il paese, ma la voglia di amministrare un paese e di farlo rinascere grazie a queste 400 anime disperate, portate dal mare, come se il mare abbia portato la voglia di rinascita e di futuro, sia di queste persone, sia di questo paese; continua il racconto della sua gente spiegando che li si fa la raccolta differenziata (e non la raccolta dei rifiuti..tanto che viene sottolienato più volte) usando i carretti di legno costruiti da un signore rumeno trainati dagli asini, e che il motocarro che avevo visto prima e che ripassa proprio nel momento in cui chiacchieriamo, e usato nei giorni di festa e che a bordo le due perone che abbiamo visto lavorano alla raccolta differenziata, a stretto contatto tutti i giorni. E sempre con questo fiume in piena che esce dalla sua voce, ti accompanga fiero tra le vie di questo borgo, salutando da un alto il suo anziano papà e da un lato tutti i ragazzi accolti in questi anni, e vedi che questi ragazzi lo considerano come un padre, il loro padre slavatore; questa persona ti scoprire che si sono creati laboratori di tutti i tipi, da quello del legno a quello della ceramica, da quello della tessitura a quello che sarà aperto a breve in cui si lavorerà cioccolata; ti porta a vedere di come la gente del mondo che viene accolta li sta recuperando una valle che nel tempo era stata abbandonata e che era stata completamente ricoperta dal fango e dalle frane degli utlimi decenni, salutando in piedi su un parapetto dei ragazzi di colore che lavorano giù nella valle, fiero del lavoro che quelli stanno facendo per la sua “casa”. E alla fine, questo sindaco ti porta a far vedere qualcosa di straordinario, inimmaginabile al giorno d’oggi: li si è stampata una moneta locale, che da la possibilità a questa gente che è stata accolta, di poter mangiare e poter comprare l’ essenziale per vivere, aspettando che i fondi stanziati dallo stato con il tempo arrivino, il tutto concordato con le imprese locali, e fiero ti regala un po di monete.
Le domande dopo questo incontro diventano altre, molto più pesanti delle prime: è possibile che esista una pese così, e soprattutto tra le sperdute montagne della calabria?; possiblie che eistano ancora persone che amministrano in questo modo? È possibile, dopo quello che negli ultimi tempi abbiamo sentito dalle televisioni, una convivenza tra persone di nazionalità diversa? E mille e mille domande che ti portano a riflettere.
Non lo so se oggi sono capitato in un paese che esiste veramente, o quello che ho visto forse non fa parte della realtà che ci circonda, so solo una cosa molto importante: l’esmpio di riace, l’ esmpio di questo sindaco, dovrebbero essere d’esmpio a tutti quelli che oggi pensano alle amministrazioni locali, all’ accoglienza degli immigrati, come una macchina che produce soldi, dove quello che produce (lecitamente e illecitamente), deve continuare ad esistere, e quello che non produce eliminato, distrutto, tagliato fuori. La rinascita di riace dovrebbe essere la rinascita di tutte le nostre comunità, la rinascita dell’ italia, in cui far crescere lo stesso orgoglio e la stessa fierezza per il tuo paese.
Siamo abituati a vedere e a credere che L’abito fa il monaco, che chi ha una cravatta e una camicia bianca è una persona per bene, invece chi ha un colore diverso della pelle, sia un poco di buono e un deliquente; oggi posso dire che ho visto con i mei occhi che l’ abito non fa il monaco, e che stringere la mano ad un mio fratello con un colore diverso della pelle, non è un reato, ma una crescita pesonale, e che il sorriso di questa gente, che qui in questa terra ha trovato la sua felicità, forse potrbbe cambiare ogniuno di noi e forse addrittura il mondo.
Francesco Mastromarco

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