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ott 31

L’ultima tappa della Marcia del Riscatto: la povertà a Roma. Questa città ha sempre più fame

Durante una delle riunioni in cui abbiamo costruito la Marcia, Domenico, agricoltore di Irsina ha osservato: ” la povertà nelle città è più terribile che nelle campagne; da noi trovi comunque un orto, un campo, un agricoltore che ti da da mangiare. In città sei solo e, se sei povero, arrivi a dover rovistare nei cassonetti, fra i resti dei mercati generali o a dover mangiare alla Caritas”.

mensa

Alla mensa della Parrocchia della Chiesa di Santa Lucia a Roma

La sua riflessione ci ha guidato nel definire l’ultima delle tappe della Marcia; così stasera, ultimo giorno prima della manifestazione di chiusura della Marcia del Riscatto, siamo stati alla Mensa della Parrocchia di Santa Lucia dalle parti di Piazzale Clodio a Roma. Ci siamo andati all’ora della mensa serale, che il venerdi è “solo” di circa centodieci persone.

I commensali cenavano e noi abbiamo abbassato la telecamera e con rispetto siamo stati ad attendere che finissero, anche perché, ci dice Cesare  “sai, magari loro hanno raccontato a casa loro di essersi sistemati, di aver raggiunto una condizione agiata e, se li vedessero in video mentre mangiano ad una mensa come questa, sarebbe un problema“.

Cesare è uno degli operatori volontari del centro parrocchiale, si occupa di “trovare il cibo per la mensa”, altri cucinano, altri ancora gestiscono la “Boutique” (il centro smistamento del vestiario, della distribuzione dei pacchi e dei cibi a domicilio, dell’infermeria dove due medici garantiscono gratuitamente le visite settimanali.
Ci raccontato il loro lavoro e come sta cambiando negli ultimi anni la geografia di chi sta frequentando le mense per potersi nutrire. Ci raccontano di un mondo fatto di cittadini stranieri in difficoltà ma in cui aumentano gli italiani. Italiani che si riconoscono per il pudore e la dignità con cui si avvicinano, spesso anziani in difficoltà.

Secondo l’Istat nel 2014, sono 4 milioni gli italiani che vivono sotto il livello di povertà alimentare, cioè la condizione di chi può permettersi solo una spesa alimentare povera per quantità e qualità. Un dato in crescita, visto che nel 2007 i “poveri a livello alimentare” si fermavano a quota 3 milioni.
Aumentano gli accessi alle ‘mense e dei poveri’ ed è cresciuto anche il numero di cittadini (3,8milioni) che hanno usufruito dei pacchi alimentari distribuiti dagli enti di assistenza. Muta anche l’idenkit di chi chiede aiuto alimentare: aumentano i “lavoratori poveri”, spesso giovani, che guadagnano troppo poco’. Ormai sono  15 mila le strutture caritative presenti nella penisola che intervengono per cercare di dare una risposta a questo crescente bisogno di cibo.
A Milano, patria dell’Expo e nell’immaginario collettivo, luogo dei ‘ricchi’, l’opera San Francesco, gestita dai cappuccini, con la sua mensa, che è la più grande presente in città, nel 2014 ha sfornato 900 mila pasti caldi.
Anche a Napoli crescono gli accessi al cibo. Sono 1500 i pasti al giorno erogati solo nella capitale partenopea dalla Caritas con le sue 10 strutture. Parallelamente alle mense ci sono i pacchi alimentari a domicilio. Sono un milione e mezzo i pacchi erogati solo dalla Croce Rossa lo scorso anno su tutto il territorio nazionale. Oltre ai pacchi cibo c’è poi la lotta allo spreco alimentare. Delle 15 mila strutture caritative italiane, infatti, quasi 9mila sono convenzionate con la Rete Banco Alimentare, che recupera alimenti ancora integri e non scaduti che però sarebbero destinati alla distruzione perché non più commercializzabili. Sono quasi 2 milioni i cittadini che in Italia nel 2014 si sono affidati ai servizi erogati dal Banco alimentare.
A Roma, nella mensa di via Dandolo, gestita dalla Comunità di S.Egidio, si sono registrate, sempre nel 2014, 2800 nuove richieste, di cui in 417 casi si è trattato di italiani. 627 Mila utenti alle mense sociali, 86 mila pasti a domicilio: questo il dato complessivo della capitale relativo allo scorso anno.
Non solo pane, però: in base a quanto riferito dalla Caritas sono aumentate anche le richieste di chi non riesce a far fronte alla spesa di medicinali, spese scolastiche e bollette di casa cui far fronte.

Cesare mi porta a fare un giro nella mensa mentre è in corso la cena e mi dice sottovoce: “Qui non è come alla Caritas dove tutto è asettico, qui tutto ha una dimensione più umana come è nella lunga tradizione della cultura romana della solidarietà che ha radici profonde ed antiche”.

“A me sembra” continua “che questa città ha sempre più fame”.

consegna_bandiere_mensaCesare lo ho conosciuto per telefono, come Luciano del Centro Sociale Baobab (questa volta un centro laico che, a due passi dalla Stazione Tiburtina, accoglie i richiedenti asil)o. Li ho conosciuti perché ho cercato di entrare in contatto con questo mondo vasto che fa i conti quotidianamente con la fame e la povertà in Italia. Con la Marcia stiamo cercando di far emergere la realtà, quella nascosta dalle Kermesse come quella dell’EXPO che ha celebrato per sei mesi “L’agricoltura che sfama il mondo”. L’agricoltura di cui parlano è quella del Mercato (di questo mercato) che divide i cittadini per censo nella loro capacità di accedere al cibo e, considerando gli alimenti semplicemente come una merce, schiaccia uno dei diritti fondamentali dell’umanità.

Papa Francesco nel 2014, intervenendo alla II Conferenza della FAO sulla nutrizione, ha ammonito “Dare da mangiare agli affamati per salvare la vita nel pianeta”. Chi dovrebbe dare da mangiare agli affamati? Gli agricoltori che chiudono le loro aziende in Italia perchè ormai non fanno più reddito seppelliti dai debiti? I contadini dei Paesi “poveri” cui sono sottratte le terre fertili da un’agrobusiness industriale che distrugge risorse collettive e accumula fortune per pochi?

Il 31 mattina gli agricoltori italiani mobilitati contro la crisi, dopo mesi di mobilitazione e aver marciato per portare il loro messaggio di unità in tutte le aree rurali italiane, lo diranno forte insieme a Francesco ed a Luciano ed a tanti altri in piazza Bocca della Verità a Roma: “Il cibo per i cittadini è sempre più un problema fino a diventare un incubo quando non si può comprare, lo stesso cibo agli agricoltori non viene pagato…. cambiamo il modello”.

Al termine della visita alla Mensa della Parrocchia di Santa Lucia abbiamo consegnato le bandiere del movimento nell’ultima tappa della Marcia 2015 prima della manifestazione. Alla Manifestazione finale della Marcia saremo insieme, anche con il Centro Baobab e la Parrocchia di Santa Lucia, per condividere l’idea di un modello diverso che ci porti fuori dalla crisi e condividere il pane: dal Sud arrivano otto quintali di alimenti prodotti dalla nostra gente e saranno donati alle mense, con la prospettiva di organizzare nel tempo un lavoro ed uno scambio costante per costruire rete e solidarietà e, insieme, chiedere alle classi dirigenti di questo Paese di cambiare verso.

Perchè dalla crisi si esce con più diritti e non con più mercato.

Gianni Fabbris

 

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