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set 26

Essere sul quel camper e immaginarne la vita

puzzleEssere su quel camper. Assumere, ciascuno di noi, la consapevolezza di intraprendere questo viaggio, folle ma assai difficile, con chi fisicamente lo porterà avanti.

Immaginarne la vita, le difficoltà di quelle cinque persone che non si conoscono ma che per 40 giorni ca. condivideranno un spazio piccolissimo definito da equilibri sottili, fragili, vulnerabili. Parole, quelle di Tano Malannino all’inaugurazione della marcia, oggi, che mi sono rimaste dentro e che mi hanno portato a pensare quanto realmente saremo in grado di fornirgli un supporto efficiente, esaustivo e quanto questo riuscirà ad entrare in sintonia con il loro vivere lì, dentro quella scatola bianca.

Dovremmo imparare dalla determinazione, dalla loro passione… dal loro coraggio. Dovremo imparare a capire, a percepire a migliaia di km di distanza, i loro silenzi, le loro emozioni, i loro racconti. Dovremo dare il massimo per veicolare i loro messaggi, farli conoscere ed amare dall’Italia tutta così come, oramai, abbiamo imparato ad amarli noi. Dovremo continuare a sottolineare quel coraggio, quell’amore per la terra che li ha spinti ad abbandonare le loro case, i loro affetti, le loro aziende e andare ad incontrare l’altro.

Un altro sconosciuto, nebuloso, dentro territori che non si conoscono e di cui non si riuscirà a percepire a priori il grado di consenso che si potrà costituire.

Immaginare le loro difficoltà di tutti i giorni ci darà la forza di lavorare insieme per sostenerli, seguirli…adottarli come se lì, dentro quel camper, ci fosse un nostro fratello, un nostro amico, un nostro caro.

Mi piace pensare che sul cammino troveranno tanta di quella solidarietà da scoppiare e che da ogni tappa riceveranno una lezione di vita. Mi piace immaginare che in viaggio saranno il tramite, gli occhi di tante persone che, attraverso di loro, le loro immagini, i loro racconti, le loro esperienze potranno “vivere” e raccontarsi ad una realtà diversa. Sono sicura che riusciranno a fotografare tutto ciò che attraverserà il loro campo visivo dal particolare al paesaggio, da un sorriso ad uno sguardo che interroga, immortalando tutto.

Mi incuriosisce l’idea di come essi non solo riusciranno a farci vivere le loro esperienze ma riusciranno a trasmetterci i cambiamenti che inevitabilmente i loro caratteri dovranno subire. Una sfida questa che sicuramente e inevitabilmente infonderà nuova linfa.

E così immagino Eugenio, free lance, abituato alla solitudine accordarsi al gruppo.

Francesco e Giuseppe uscire fuori dalla loro timidezza e soggezione nei confronti di titani come Fabbris e Malannino e segnare il cambio di passo.

Fabbris riscoprire e ripensare al senso di protezione che riesce a trasformare l’esperienza in insegnamento; quell’insegnamento che lo possa portare a fare un passo importante verso questi ragazzi, istruendoli, facendogli da guida senza spaventarli, perdendo e sfumando quella rabbia spesso determinata dal carico delle tensioni e delle responsabilità. Solo questa trasformazione su di se potrà contribuire a trasformare questi giovani in nuova classe dirigente.

Infine Malannino, il paciere della carovana. Che dire di lui….di lui mi piace pensare che finalmente sul camper imparerà a diventare un hacker dell’informatica.

Questa esperienza ci trasformerà tutti. Quante volte ci siamo ritrovati a dire, davanti ai problemi di ogni giorno, ‘vorrei evaporare, lontano da tutto e da tutti’? Ecco questa esperienza  avrà un sapore di riconoscenza, facendoci apprezzare di più la vita, l’altro, le nostre comunità, in cui viviamo, e in cui siamo sempre più spesso distanti.

Roy Orbison – You got it

 

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