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set 30

La Marcia tra accoglienza e spopolamento

La quarta tappa della Marcia è a Riace (RC), dove abbiamo anche sostato e riposto per la notte, un piccolo paesino, dove dopo aver fatto colazione e montato il tutto per l’ iniziativa, abbiamo incontrato ai piedi del comune, il sindaco di questa piccola cittadina Calabrese, Domanico Lucano.
Il sindaco ci ha raccontato la storia di questo centro rurale, che nel passato era popolato da tre proprietari terrieri e il resto della popolazione si divideva tra braccianti e pastori, ma con gli anni Riace, ha avuto due esodi principali: il primo verso Riace Marina e l’ altra verso due principali città, Santena (TO) dove c’è uno degli stabilimenti F.I.A.T e all’estero nella città sud americana di Buenos Aires, facendo in modo che Riace è diventata negli anni, come ci spiega il sindaco “grande nel mondo ma piccola nel suo interno”.
Racconta sempre che nel 1988 c’è stato uno sbarco di un veliero con 400 curdi che ha portato li una “nuova iniezione di vita politica e una rinascita” con il recupero di case abbandonate negli anni, concessioni di mutui da parte di banche etiche, e, con questa politica di accoglienza oggi sono arrivati a 1400 di cui 400 sono di nazionalità straniera e come lui stesso dice che Riace è può essere preso come “l’unico paese al mondo dove insieme è possibile pensare ad un riscatto delle comunità rurali” e come esempio di riqualificazione e integrazione ci ha fatto un esempio che racchiude l’anima di questa piccola cittadina: in questo piccolo paese si fa la raccolta differenziata la si fa con dei carretti di legno costruiti da un signore rumeno che vengono trainati da asini e il tutto viene gestito da una persona di colore e una persona italiana, oltre al fatto che per creare economia si sono creati diversi laboratori di lavoro: quello della ceramica, del legno della tessitura, e quello che si aprirà a breve della lavorazione del cioccolato.
In tutto questo c’è ancora un altro aspetto della vita economica di questa comunità: l’ amministrazione comunale e le attività di commerciali locali, hanno deciso di comune accordo, di stampare una moneta locale, così le persone accolte, invece di aspettare mesi i soldi che vengono mandati dalla comunità europea, hanno un budget di 250 euro mensili a persona, che possono spendere per le spese necessarie a vivere con questa monete, e i commercianti non appena arrivano i fondi UE, vanno a cambiare questa moneta locale, con gli euro.
Dopo, la direzione in cui ci muoviamo, è Rosarno, dove, dopo aver sostato alla casa del popolo, per consumare un panino, ci siamo spostati nell’azienda agricola di Michele Trugadi che ospita l’associazione SOS Rosarno, presenti il presidente Arturo Lavorato e il vice presidente Nino Quaranta, alcuni rappresentanti del comune di Cinquefrondi, e un gruppo di agricoltori locali.
Gianni apre il dibattito spiegando la nostra iniziativa della marcia, la storia del movimento riscatto, e la manifestazione del 31 ottobre; il dibattito, durato un paio d’ore, verte su una serie di tematiche: la mancanza di associazionismo, l’abbandono delle terre, la non verifica delle produzioni, il prezzo dei prodotti e la grande distribuzione, che ha fatto in modo da creare una “catastrofica situazione dell’ agricoltura italiana e europea, che ha portato ad un allontanamento da parte dei giovani e i pochi terreni che si coltivano, li si coltiva a livello familiamiristico”.
Dal dibattito esce fuori l’adesione del comune di Cinquefrondi alla rete dei Comuni Rurali, ma che rimandano ad un ragionamento più ampio su alcuni dei punti emersi dal dibattito, diventando cosi capofila dei comuni della calabria e nasce li anche il coordinamento regionale calabria del movimento riscatto.
Dopo la cena, la marcia lascia la calabria per approdare in terra Siciliana.

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